giovedì 2 luglio 2020

L’aglio romano.



  Il cosiddetto aglio romano è una pianta selvatica, piuttosto rara, che cresce in luoghi incolti, sassosi  ma su suolo limoso-argilloso, fresco in profondità.  Attualmente non è presente nella vasta area composta da Lazio-Abruzzo-Molise-Umbria-Marche-Lombardia-Valle d’Aosta-Puglia-Lucania-Calabria-Sicilia-Sardegna. E’ presente in Campania, nella valle dell’Ufita, e in Toscana. E’ presente, ma come avventizia, in Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia[1]. 

   Quindi il nome di aglio romano è piuttosto strano, non attecchendo la pianta né nel territorio romano né nel Lazio.  Qualcuno osserverà che quando comparve quel nome, la pianta era presente, magari in abbondanza, nella zona di Roma.  E’ la stessa situazione verificatasi per il toponimo Cepagatti-Pe che deriverebbe dall’espressione latina cepa gatti ‘cipolla del gatto’, altro nome dell’aglio romano, in dialetto locale cepaiattë.  Ma la rarità di questo tipo di aglio sembra essere dovuta, più che alla temperatura media di un luogo, che può facilmente variare di epoca in epoca, alla natura particolare del terreno, che cambia più difficilmente.  

   La piantina è nota anche come agli-porro (Toscana), rocambola ‘Veneto’, rocambola romana (Italia), ulpicio (Toscana).  Ora, agli-porro non è altro che una tautologia, rocambola si ritrova tale e quale nel fr. rocambole che il mio vocabolario traduce con ‘aglio spagnolo’, un altro tipo d’aglio che non so quale sia. Comunque il termine è il ted. Rocken-bolle  il cui secondo membro -bolle significa 'cipolla'. Il primo, che forma una tautologia, deve essere parente dell'ingl. rock 'pietra, roccia, gemma'. Rocambola romana è una specie di tautologia, dato che il secondo termine, in forma di aggettivo, è già presente, appunto, nella denominazione aglio romano.  Resta ulpicio che sembra un po’ strano ma che in realtà è il lat. ulpic-u(m) ‘sorta di porro selvatico’.

    Ma non abbiamo però spiegato perché l’aglio romano ha quel nome.  Esclusa la considerazione suddetta, e cioè che in tempi lontani magari esso era frequente nella campagna romana, non ci resta a mio parere che gettare uno sguardo sulla  radice di lat. rum-a(m) ‘mammella’ (una rotondità) oltre a ‘stomaco, gola’.  Radice che altri hanno tratto in ballo, giustamente, per indicare lo stesso colle del Palatino dove sorse la prima Roma fatta di capanne.  A Luco dei Marsi la rumm-èlla  è la ‘mammella’ e un monte vi è chiamato Rom-an-èlla.  Nel dialetto di Gallicchio-Pt in Lucania il nome masch. rùmm-ëIë significa ‘pietra di forma rotonda’[2]. In italiano il romano è il peso scorrevole di forma rotondeggiante del braccio della stadera, e il nome è fatto derivare dall’arabo rummān ‘melagrana’, per via della somiglianza.  Ma io preferisco  ricondurlo alla radice suddetta  per ‘rotondità’ entro i cui confini comunque potrebbe stare benissimo anche la melagrana araba.  

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