lunedì 19 aprile 2021

Scoccare.

 


 

Pochi etimi sono più infelici, a mio avviso, di quello dato dai linguisti per il verbo scocc-are.  Infatti essi sostengono che il verbo sia formato dal termine cocca preceduto da una –s- estrattiva o di allontanamento o simili.  Ma io non riesco a capire, in questo modo, da che cosa si libera o si allontana, ad esempio, una freccia che scocca o viene scoccata.  Dalla cocca? Ma questa è, vivaddio, la tacca all’estremità della freccia che permette l’aggancio alla corda, quindi la cocca, quando la freccia scocca, vola via con la freccia stessa, e, semmai, è essa che si stacca dall’arco, non la freccia dalla cocca! Anche a voler intendere cocca come ‘parte dell’arco da dove scocca la freccia’ saremmo sì soddisfatti dal punto di vista grammaticale: la freccia si stacca allora dalla cocca dell’arco, ma ugualmente insoddisfatti dal punto di vista logico: ma come! Tutta la veemenza della freccia che vola e sibila nell’aria si ridurrebbe al fatto sottilmente e meschinamente tecnico che essa si è staccata dalla cocca?  

   Le cose stanno in tutt’altro modo, sempre a mio avviso. La cocca in questo caso non c’entra affatto, perché il verbo ha un etimo che lo collega all’ingl. shock ‘urto, colpo’ derivante da fr. choc ‘colpo, urto’ il quale, però, aveva a sua volta una radice di origine germanica come quella del medio olandese schock-en ‘scuotere, sobbalzare’ simile all’ingl. shake ‘scuotere’, antico norreno skaga ‘lanciare, scagliare’. L’antico slavo skoku vale ‘salto’. Non si scappa. Questa soluzione è agile, semplice e naturale rispetto a quella cerebrale proposta dai linguisti.  

     A scoccare  non è solo la freccia, ma anche le ore, le quali suonano dall’orologio del campanile, ad esempio, come effetto di un martelletto che batte, colpisce una campanella. Ma anche la scintilla scocca, dando l’idea di qualcosa che si sprigiona, esplode, guizza e si slancia con tutto il suo vigore. Questo dimostra, tra l’altro, che una stessa radice può indicare il movimento, il suono o la luce come espressioni diverse della  forza nativa o spinta  all’interno di essa, e niente affatto come significati figurati sviluppatisi a partire da quello considerato proprio, in questo caso lo scoccare della freccia. 

 


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