mercoledì 31 marzo 2021

Paravéspere.

 


 

    Le para-véspërë sono le ‘sorbe’ nel dialetto di Ariano Irpino-Av,  mentre in un dialetto abruzzese sarebbero i ‘frutti della rosa canina’. Sempre di rotondità si tratta, e ora sappiamo benissimo che i nomi all’origine sono generici, non creati apposta per quella cosa o per quel frutto. Essi, poi, sono costituiti da uno o più elementi tautologici.

    Per para-vés-përë suppongo che l’ultimo membro –përë sia da confrontare con l’it. pera <lat. pir-u (m), rumeno pară ’pera’, corrispondente, quest’ultimo, al primo membro para-, una variante di pera. Il secondo membro -vés- lo abbiamo già incontrato e analizzato in uno dei precedenti articoli, quello intitolato Vescia. Esso è variante del secondo membro del diffuso abruzzese caca-váscë, il frutto della rosa canina, ma in alcuni dialetti vale ‘gallozzola’ escrescenza rotondeggiante che si sviluppa generalmente nelle foglie o nei rami delle querce, in seguito a puntura d’insetto.  Non si scappa.

     L’elemento caca-, che in quell’articolo abbiamo giustamente accostato al sscr. kak-ra ‘ruota’, si ripresenta nelle cac-acci-elle (mi si perdoni la probabile imprecisione fonetica) del dialetto di Larino-Cb, le cac-azzelle di Capistrello-Aq, le cac-azz-éttë di Aielli-Aq, termini significanti tutti ‘ escrementi di pecore o capre’, che sono simili a nere palline.  Solo che in questo caso la radice kak- per ‘rotondità’ ha finito per incrociarsi con quella omofona per ‘escremento’, la quale, coprendo quella originaria, finisce per farla da padrone. 

      Una variante di kakra ‘ruota’ è da riscontrarsi nel primo membro della voce cuccuru-mmella ‘frutto della rosa canina’ nel dialetto di Camarda-Aq: il membro –mella equivale a it. mela. Si incontra anche, non ricordo dove, la voce cucchera-valle sempre per lo stesso frutto della rosa canina, il cui secondo membro è da confrontare con termini come valle, palla, balla, ecc. indicanti rotondità o cavità.  Non si scappa.

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