sabato 24 febbraio 2018

Il buran


                                                                                 

Fra poco arriverà tra noi il buran, vento delle steppe russe portatore di bassissime temperature e di neve.  La forma burjan è meno corretta.  Il termine richiama la parola turco-russa buraan ‘vento molto forte’. Esso deve avere a che fare con la radice di ant. slavo burja ‘tempesta, procella’ nonché con la bora, noto vento triestino.  Ma non va dimenticato nemmeno il gr. boré-as ‘borea,tramontana, vento di nord-est’, lat. bore-as dello stesso significato e l’it. burr-asca.  E la parola italiana boria dove la mettiamo? Anch’essa a mio avviso scaturisce dalla stessa radice, nel significato di ‘aria (d’importanza)’ propria dell’espressione darsi delle arie.  Ma esiste in italiano, proveniente dai dialetti, anche la buriana ‘temporale’ e ‘chiasso, trambusto, scompiglio’.  Secondo me non vuol dire molto il fatto che questa parola è attestata piuttosto tardi (1797): essa poteva aver vivacchiato per secoli all’ombra di qualche dialetto poco noto.

Dai precedenti esempi si può derivare che il significato di fondo della radice in questione doveva essere quello di ‘agitare, agitarsi, muoversi, spingere, fare forza, vivere’, che è il significato iniziale di tutte le radici: questo è un assunto della mia linguistica.   Interessanti sono in proposito alcune voci abruzzesi[1] come vurë o vurrë ‘borea, tramontana’, ma anche ‘forza, vigore (della terra)’.  Quest’ultimo  significato è dunque quello iniziale della radice di cui abbiamo parlato.  I vari significati che la radice, specializzandosi, assume nel corso di migliaia di anni possono a loro volta incrociarsi tra loro e dar vita ad un termine composto da più significati come il russo-turco bur-aan che contiene il valore non solo di ‘vento’ ma anche di ‘forte’: i due concetti rientrano in quelli iniziali. Infatti, sempre nel Vocabolario abruzzese citato, la voce vurrë significa ‘vivace’ che sostanzialmente equivale a ‘forte’.  Sempre bel vocab. del Bielli si incontra vurrià 'frullare',significato che esprime tutta la violenza vorticosa della radice in questione e che non deve essere diversa da quella di lat. vir-u(m) ' uomo (forte)'.

I significati ruotanti intorno all’idea di “forza” delle voci abruzzesi, che hanno in comune la radice con quella di “borea, bora”, attestano che la parola “bora” esisteva tra noi già prima che essa ci arrivasse dal greco boré-as, come ho mostrato per altri termini. Quindi bisogna ridimensionare di molto, a mio parere, l’apporto di parole greche provenienti, molto più tardi, dall’area magno-greca.



[1] Cfr. D. Bielli, Vocabolario abruzzese, A. Polla editore, Cerchio-Aq, 2004.