domenica 10 febbraio 2019

Va' ffa' l'ova!


Va’  ffa’  l’ova!

Ingenua espressione eufemistica, usata talora dai ragazzi  o più spesso dalle ragazze che non vogliono apparire maleducate (questo, in verità, avveniva un tempo, non oggi in cui certa spigliatezza è considerata un valore aggiunto, più che una menomazione) nel dialetto di Aielli e forse altrove nella Marsica, al posto del diffusissimo e volgare vaffanculo.  I linguisti pensano che gli eufemismi nascano dal desiderio, da parte del parlante, di impiegare parole meno crude ed irriverenti di quelle che solitamente vengono in bocca in questi casi, e fin qui hanno perfettamente ragione. Essi, però, non hanno ben riflettuto, a mio parere, sulla genesi di queste espressioni, sul fatto che esse non possono essere venute improvvisamente in mente a qualcuno che si sia trovato nell’impellente necessità  di rimbrottare severamente  qualcuno e che siano poi state ripetute automaticamente da altri. Né riflettono, d’altronde, sul fatto che esse non possono essere nate a tavolino e messe, per così dire, da parte e memorizzate  per usarle all’occorrenza.

   In verità, come ho mostrato in diversi altri casi[1], la parola o l’espressione eufemistica in genere non nasce dal nulla, all’improvviso, ma semplicemente ricicla una parola o una espressione esplicita in uso molti secoli o millenni prima ma che poi, incrociatasi con parole di significato niente affatto ruvide o pruriginose, si prestano naturalmente a quella bisogna attenuativa espressa dall’eufemismo. Insomma l’eufemismo è presente, ma esso è il prodotto, in genere attraverso l’etimologia popolare che spesso fa miracoli[2], di una reinterpretazione di materiale linguistico preesistente che, prima di questa operazione, esprimeva anch’esso direttamente e crudamente le cose.

    C’è da notare che spesso, quando si vuole allontanare rudemente qualcuno che disturba molto, si fa ricorso ad espressioni sessuali o relative a bisogni corporali come l’it. vaffanculo, appunto, il fr. va chier ‘vai a cacare’ l’ingl. fuck off o fuck you ‘vaffanculo, vai a farti fottere, ecc.’.  Il verbo fuck ‘fottere, scopare’ richiama il ted. fick dich ‘ti fotto, vaffanculo’.  

    Ora, seguendo questa scia, mi pare che si possa individuare, dietro il va’ ffa’ l’ova un nucleo iniziale *(fare) lova col significato di ‘fare l’amore’ nel senso di ‘avere un rapporto sessuale, copulare’, significato che si ritrova nell’ingl. love ‘amore’ ma anche, più specificamente, ‘copula, coito’. Le uova non c’entrano affatto.  Non è un caso, secondo me, se una radice che mi pare variante di quella del precedente *lova compare nel lat. lup-a(m) col significato di ‘prostituta’, in quanto ‘(donna)di piacere,dedita all’amore’, suppongo.      Ma esiste in latino anche il verbo lub-ere (lib-ere) ‘far piacere, piacere’ oltre al sostantivo lubidin-e(m) o libidin-e(m) ’voglia, brama, passione sensuale, lussuria, ecc.’.

Questa radice in italiano e in molti dialetti serve anche ad indicare la ‘fame’ o ‘persone affamate’.  Se ci si riflette un po’ sia la fame sia l’amore sono espressione di un forte desiderio, quello che ci spinge verso il cibo e quello che ci spinge verso l’altro sesso. 




[1] Cfr. articolo Fischia-froce=fischietto, ovvero [] presente nel mio blog (1-4-2011).

[2] Cfr. il ted. Trampel-tier ‘dromedario”, ad esempio, dal lat. dromedari-um trasformato in ‘animale (-tier) che pesta i piedi (trampel-)’.

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