domenica 24 novembre 2019

L'aiellese "oddìa!".



  Penso che nessuno abbia mai fatto ben caso alla interiezione aiellese (ma anche trasaccana[1]) oddia! che a prima vista sembra corrispondere all’it. oh Dio! o anche oddio! esprimente dolore o sorpresa, come del resto sostiene lo stesso Quirino Lucarelli autore del libro citato, sul dialetto di Trasacco-Aq. E’ quella –a- finale che chiede, birichina, di essere spiegata, come sfidandomi, data la mia vantata conoscenza in materia di derivazione dei vocaboli. 

   In verità già in altra occasione mi pare di averne  data una spiegazione che ripeto anche qui, magari ampliandola. L’it. masch.  Dio nel nostro dialetto, ma anche nelle altre parlate marsicane a me note, suona Ddi’ oppure Ddìë, mai Ddia o Dia, e non ci sono cristi che tengano! E’ vero che esiste in dialetto anche l’altra espressione oddì’ che potrebbe essere fatta derivare dall’it. oddio! con la pronuncia dialettale di Dio, cioè Ddì’, ma data la presenza del nostrano oddìa! mi pare preferibile trarla da quest’ultima con la normale caduta dell’ultima –a- oppure con la sua riduzione al suono indistinto ë- (come avviene a Celano-Aq per la –a- femminile  finale di parola dove essa resiste - forse  anche maschile), anche se potrebbe essere comunque intervenuto l’influsso della rispettiva forma italiana.  Da ragazzo sentivo spesso, anche da mia madre, l’espressione simile uddé, sempre col significato di oddio!; qui mi pare evidente la presenza del lat. de-u(m) ‘dio’, che potrebbe anche essere al caso vocativo de-us, uguale al nominativo de-us. La /u/ iniziale potrebbe risalire all'interiezione lat. heu 'ahimé' , esprimente dolore. I dialetti talora conservano forme simili di varia origine.  Ribadisco che in linguistica non c’è nulla, o quasi, che possa attribuirsi al ghiribizzo o fantasia del parlante.

  Allora, concludendo, quella birichina –a- di aiellese-trasaccano o-ddìa! quale spiegazione può avere? Io non sono riuscito a trovarne una migliore di quella che vede in ddìa il gr. Dia, accusativo di Zes ‘Giove’, la somma divinità indoeuropea della luce del giorno la cui radice di- la ritroviamo nel lat. di-e(m) ‘dì, giorno’ e nel lat. di-urn-u(m) ‘diurno’, da cui l’it. giorno.  In greco esisteva l’interiezione   con valore vocativo, di sorpresa, di dolore ed era seguita in genere dal vocativo, nominativo, o genitivo. In genere, però, le interiezioni non avevano funzione di elementi reggenti, e potevano essere seguite da qualsiasi caso.   Normalmente però in greco l’espressione o Giove suonava ṓ Zeῦ  con il nome al vocativo, ma chi ci può dire quello che poteva essere avvenuto nelle molte parlate locali, della Grecia, e di quelle che sono arrivate fin nei nostri dialetti, ricchi di espressioni e termini greci, come ho mostrato in diversi articoli del mio blog?  La particella affermativa greca nḗ ‘sì, certo’ era, infatti  quasi sempre seguita dall’accusativo come, appunto, in nḗ Dia ‘sì, per Giove’. 

   Ma non abbiamo finito! Ecco che viene ad intorbidare ancora le acque l’espressione del nostro dialetto a-ddìa che ha mantenuto, della corrispondente  esclamazione di commiato dell’it. addio, solo il valore di disappunto e di perdita di qualche cosa, come, ad esempio, nell’espressione addìa alla bella bëcëchëllétta! (addio alla bella bicicletta!) in riferimento, non so, ad una bicicletta rubata o ridotta ad un mucchio di ferraglie dopo un incidente.  Allora c’è da supporre che l’espressione dialettale sia arrivata da quella italiana in quel significato di disappunto e che essa abbia subito l’influsso formale della preesistente espressione dialettale oddìa!, influsso che non si è verificato,però, nel trasaccano addìë ‘addio, ciao’, dialetto in cui esisteva la forma oddìa col valore di dolore, come nella identica espressione aiellese. 

   Credo che sia chiaro il motivo per cui, prudentemente, considero la mia soluzione dell’espressione oddìa! preferibile a qualche altra che rimandi semplicemente alla parola it. Dio, ma non certa al cento per cento. 



[1] Cfr. Q.Lucarelli, Biabbà, Grafiche Di Censo, Avezzano-Aq 2003.

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