venerdì 1 marzo 2019

"Puttana": etimo. Incredibile!

                        
Il termine, presente anche nell’ant. francese nella forma putaine, è fatto derivare, da alcuni, direttamente dal lat. put-u(m)’bimbo, fanciullo’, anche se è piuttosto difficile giustificare il passaggio semantico da ‘bimba, fanciulla’ a ‘puttana, donna di malaffare’. Per questo motivo i più, credo, preferiscono derivare la parola dal lat. put-id-u(m) ‘puzzolente, sporco’, da cui ant. fr. pute dallo stesso significato.  E il problema sembrerebbe risolto, perché per la morale comune nulla sarebbe più sporco di una prostituta, in specie quelle di strada. 

   Io, per quanto segua normalmente strade diverse da quelle battute dai linguisti cercando nel fondo delle parole i loro valori primordiali, in questo caso non riuscivo ad andare oltre la superficie come del resto gli altri ermeneuti.  La vera soluzione del problema etimologico mi è prima balenata e poi esplosa in tutta la sua forza quando ho letto quello che dice Quirino Lucarelli sotto  la voce pëttana o anche puttana, nel suo magnifico libro[1] in tre tomi sul dialetto e le tradizioni di Trasacco-Aq.  Lucarelli, dopo aver dato il significato di questa voce che è lo stesso della corrispondente parola italiana, sentiamo cos’altro dice:«E’ così detto anche un tipo di farfalla molto comune, dalla forma non grande, dal colore nero o marrone scuro. Le ali sono anch’esse di colore nero e marrone, con piccoli punti bianchi. E’ possibile prenderle con facilità. Noi bambini le acchiappavamo e, dopo aver infilato nel loro di dietro un filo d’erba insecchito, le lasciavamo volare di nuovo con quel piccolo zeppo infisso. Non ci veniva in mente che il nostro era un atto di violenza. E’ forse da questo comportamento dei ragazzi che nasceva nell’uso trasaccano il nome di pëttana a loro attribuito».

   Il nome scientifico della farfalla di cui si parla è Amata phegea. « Ah! ho esclamato dietro la voce pëttana deve nascondersi un termine per ‘farfalla’ o simili». E infatti l’ho trovato nell’aggettivo greco petein-όs o petēn-όs o (in Eschilo) petḗn, gen. petẽn-os ‘volante, volatile’, al pl. n. ‘uccelli’ o, in dorico, potan-όs o, sincopato, ptan-όs.  C’è da ricordare che quasi tutte le radici greche da me riscontrate nei nostri dialetti della Marsica presentano, al posto della /ē/ lunga (eta) una  /ᾱ/ lunga del dialetto dorico, più antico degli altri. Quindi dalle nostre parti l’aggettivo in questione, sostantivato, dové suonare pressappoco petànë (potànë), femm. petàna (potàna), col significato generico di “farfalla”, successivamente specializzatosi ad indicare la farfallina di cui sopra. A questo punto fu facile, per l’etimologia popolare, confondere il termine con quello di it. puttana. La stessa storia è avvenuta per la voce regionale centroitaliana puttanella riferita ad un uccello, la schiribilla.  Nella Locride (Calabria) è frequente la voce pet-ula ’farfalla’, simile al gr. mod. pet-al-úda ‘farfalla’: non è da credere, per quest’ultima, la spiegazione ‘simile a foglie (petali)’. A mio avviso peta- , la radice di gr. peta-nnẏ-nai ‘stendere, spiegare, ecc.’, da cui gr. pétal-on ‘foglia’, è la stessa o simile a quella, ad esempio, di lat.pet-ere ‘dirigersi, tendere (verso)’. Va da sé che il membro finale –úda costituiva altra radice per ‘volatile,farfalla’, simile a gr. ōt-όs ’allocco’. In taluni dialetti la phegea è chiamata farfalla prete o semplicemente pret-ino; ebbene, non c'è nulla di strano, secondo me: si tratta diuna metatesi da un originario pet-er col significato di 'volatile', abbastanza simile al primo membro di ingl. butter-fly che certamente qui non valeva 'burro', ma 'volatile' come fly 'mosca', dal verbo fly 'volare'. 

   Il significato di “farfalla” poteva aver causato benissimo un uso eufemistico della parola di cui si parla (puttana), in qualche parlata dei primordi, al posto di termini più crudi, riservati a chi pratica, per mercede, il mestiere più antico del mondo.  Insomma la nostra attuale puttana, uno dei vocaboli più offensivi e volgari per una donna, poteva invece essere nato come eufemismo rispettoso della dignità femminile. Nel vocabolario italiano di Tullio De Mauro, infatti, il lemma “farfalla” viene spiegato anche come ‘donna di facili costumi’. Si ha un uso simile a quello di “lucciola”, passeggiatrice (serale ?).

   Che “puttana” sia nata come eufemismo, però, non  è del tutto assodato, giacché ho mostrato, in altri articoli, quanto gli eufemismi siano ingannevoli, visto che precedentemente erano stati termini magari  ugualmente diretti e crudi.  Dico ciò, non solo perché, dunque, la metamorfosi del significato è tutt’altro che rara ma perché in questo caso c’è anche un indizio costituito dalla radice del lat. pet-ere che è la stessa del verbo gr. pét-esthai ‘volare’ e gr. pí-pt-ein ‘cadere’(non lo affermo solo io, ma tutti i linguisti).  In latino il verbo aveva diversi significati come ‘dirigersi, attaccare, assalire, domandare, bramare, ecc.’ tutti, secondo me, nati nel segno di una forza che spingeva verso una determinata direzione. Il valore di ‘bramare’ poteva concretizzarsi nel senso di cercare di possedere carnalmente e impudicamente una donna, o anche un uomo da parte di una donna. Così non è campato in aria supporre che in qualche parlata si sia formato un aggettivo o sostantivo del tipo *pet-àna (*pot-àna) col valore di ‘vogliosa’ o  ‘amante (degli uomini)’ usato a designare le donne, diciamo così, esuberanti per natura o per mestiere.  La radice poteva prestarsi di volta in volta, attraverso strati linguistici diversi, ad essere usata come eufemismo o come termine nudo e crudo per indicare il rapporto sessuale. In greco c’è il sostantivo pόth-os ‘brama, desiderio ardente, voglia amorosa’ con relativo verbo; personificato in  Pόth-os era il  figlio di Afrodite come Cupido lo era di Venere a Roma.  La dentale aspirata /th/ non dovrebbe fare difficoltà, a mio avviso, per collocare la radice insieme alle altre precedenti.  L’ingl. whore ‘prostituta, puttana’ e il ted. Hure ‘prostituta, puttana’ hanno la stessa radice, secondo i linguisti, dell’aggettivo lat. car-u(m) ‘caro, diletto, amato’.  Ognuno conosce la voce ingl. pet che indica l'animale domestico o di compagnia, ma che ha anche il significato di 'beniamino, cocco, tesoruccio' oltre a quello verbale di 'sbaciucchiarsi' e volg.  'pomiciare': è molto facile, dunque, passare da un valore positivo della radice come 'accarezzare' ad un altro considerato volgare come 'pomiciare'; in ambo i casi si esprime a mio avviso lo stesso desiderio di affetto o trasporto verso un animale o persona, accarezzandola,  toccandola o premendola   sensualmente.    

    Mi preme sottolineare, ritornando al brano scritto dal Lucarelli sulla “puttana” del dialetto di Trasacco, che non è affatto da credere che la supposta “stranezza” circa il comportamento dei ragazzi sia dovuta magari alla loro inventiva sbrigliata. Egli arriva addirittura a ipotizzare che il nome “puttana” dato alla farfallina sia una conseguenza di quel comportamento che si concretizza nell’infilare uno stelo rinsecchito nella punta addominale  dell’insetto, stelo che così rappresenterebbe in qualche modo l’organo sessuale maschile che penetra nel corpo della farfalla-puttana.  Generalmente questi “strani comportamenti” hanno un’origine antica, antichissima e del tutto naturale.  Lo dimostra anche il fatto che noi ragazzi di Aielli facevamo la stessa cosa! Per di più lanciavamo in aria l’insetto così conciato, esclamando: «marietta fa la calzetta».  Anche questa  esclamazione era frutto della nostra inventiva? Niente affatto. Ho avuto modo, invero, cercando nel web, di appurare che da qualche altra parte in Italia la stessa farfallina viene chiamata maria-cecilia. Ad Ovindoli-Aq. maria è il nome della lucciola: non è allora fuori luogo il collegare questo nome alla prima componente dello sp. mari-posa ‘farfalla’. La seconda componente –posa richiama a mio parere il primo termine di ingl. puss moth ‘tipo di falena (Cerura vinula)’.  E la calzetta che cosa significa, se in un altro paese (non so quale), a proposito del grazioso lepidottero, ritorna, un po’ variata, l’espressione maria fa le cazzette?[2]

    Ora, io non so se quest’ultima locuzione sia frutto di un banale errore materiale di scrittura  della parola calzetta, ma mi sembra comunque assodato anche qui che ci troviamo di fronte ad espressioni  e termini che sono nati molto probabilmente nella notte dei tempi.  Prendendo per buona la parola calzetta usata dai ragazzi ad Aielli, e tenendo presente la sua derivazione, in ultima analisi, dal lat. calx, -cis  ’tallone’, da cui il verbo lat. calc-are ‘premere, calcare’, si arriva al verbo it. calc-are, un cui significato arcaico è ‘fecondare la femmina’, detto di uccelli[3]. Dietro la parola calzetta (all’inizio probabilmente *calch-etta) si nasconderà, allora, un sostantivo antichissimo per ‘atto sessuale’ icasticamente rappresentato dal fuscello infilato con forza nella parte posteriore del corpo dell’insetto. Ma c'è di più: tutti sappiamo che il nome personale Maria ci viene dall'aramaico Mary-am, ebraico Miry-am, forme messe in rapporto  con l'egizio mrj 'amare'. E  siamo ritornati al concetto d'amore.  A questo punto non è affatto cervellotico supporre come primo significato di lat. mere-tric-e(m) quello di 'amante, amatrice' sul quale è andato a depositarsi quello latino di 'colei che guadagna soldi (mediante rapporti amorosi)'.  Invece il termine andrebbe spiegato, invertendo i concetti, come 'colei che fa l'amore (mediante compenso)'. 

    Infine io sono del parere che il concetto di ‘stelo, stanga, punta’ fosse già presente nella voce *pet-àna di cui sopra. Senza dilungarmi troppo, faccio notare che ped-ano è voce toscana per ped-ale ‘parte basale del tronco d’albero, il tronco stesso’: è quello che ad Aielli  chiamiamo pede-cόne (tutte le /e/ sono mute) ‘tronco’ tout court.  Non ci lasciamo ingannare dall’apparente  suffisso accrescitico –one né dal fatto che queste voci, influenzate dal termine latino ped-e(m), tendono a riferirsi alla parte basale del tronco.  In abruzzese, infatti, pede-cόne (pete-cόne) vale, oltre che ‘tronco dell’albero’, anche ‘sagginale’ (il fusto della saggina) e  ‘fusto del granoturco’[4]. Nel dialetto di Avezzano-Aq la voce pète[5] significa ‘piede’ ma anche ‘pianta’.

   Le locuzioni andare, mandare a puttana (o puttane) che significano  ‘andare, mandare in rovina, in precipizio, fallire o far fallire’ sono da riportare alla radice in questione, nel significato di ‘caduta (precipitosa)’. 

   Che incredibile storia è quella di “puttana”!
  
  
  





[1] Cfr. Q. Lucarelli, “ Biabbà” F-P, Grafiche Di Censo, Avezzano-Aq, 2003.

[3] Cfr. T. De Mauro, Il dizionario della lingua italiana, Paravia., 2000

[4] Cfr. D. Bielli, Vocabolario abruzzese, Adelmo Polla editore, Cerchio-Aq,2004.

[5] Cfr. Buzzelli-Pitoni, Vocabolario del dialetto avezzanese, (senza editore), 2002.





1 commento:

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    tre farfalle trasporti

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