domenica 28 giugno 2009

Le categorie aristoteliche ostacolano la comprensione dei concetti generali all'origine del linguaggio

Diversi mesi or sono, chiudendo l'articolo "I vaveze (le /e/ non accentate sono mute) di Lecce nei Marsi e le balàte siculo-calabre", osservavo che bisognava tener conto anche dell'ingl. boulder 'macigno, ciottolo arrotondato' nello spiegare la parola leccese vàveze 'macigno' che presuppone una forma latina balteum, voce che nel dialetto d'Aielli e di altri paesi della Marsica e oltre, ha dato come esito ugualmente vàveze, ma col significato apparentemente tutto diverso di 'legaccio (per covoni di grano, formato con steli di grano sapientemente intrecciati)', vicinissimo a quello latino di 'cintura, bandoliera'.
Ora, trasponendo in italiano il testo in dialetto aiellese del poemetto Paponeide (cfr. Giuseppe Gualtieri, Paponeide, Grafiche Di Censo, Avezzano 2004), ho letto la nota n° 40 esplicativa del gioco a vota (it. 'a volta') e ho così appreso che il vote era un sasso rotondo del volume di un uovo, verso il quale una schiera di adolescenti, a turno, cercava di lanciare il più vicino possibile monetine d'identico valore. Il vote, quasi maschile di vota, deve rimandare ad un precedente volte, quasi uguale a danese bolt 'palla' e ad ingl. bould-er 'ciottolo, macigno' di cui parlavo prima. La sua rotondità, inoltre, mette ben in evidenza il valore di fondo di lat. balteum 'cintura', e cioè avvolgimento, in stretto rapporto, quindi, con ted. Walze 'cilindro, rullo' e con a. a. ted. walz-an 'girare, rotolare'.
Su questa idea di rivolgimento è basato tutto il gioco. Infatti il giocatore che ha mandato la propria moneta , che è rotonda, più vicino al vote, anch'esso rotondeggiante, le raccoglie tutte e ne forma una catasta, cioè un rotolo, e poi col vote stesso cerca di rovesciarle (erano state composte tutte a testa in su), verbo che secondo l'etimo significa rigirare.
Un macigno, per altro, anche quando è irregolare, resta sempre una massa o protuberanza grosso modo rotondeggiante, e così bisogna dedurre che i concetti, nella nostra mente, si tengono saldamente per mano, nel senso che essi formano una lunghissima catena in cui gli ultimi anelli, in conseguenza delle leggere variazioni successive, non assomigliano apparentemente più agli anelli iniziali della serie. Sempre a Lecce i masi piccoli vengono chiamati pallùtte, qualunque sia la loro forma, tondeggiante, puntuta o comunque irregolare. Ma noi, nel rintracciare i significati originari delle parole, siamo ancora abituati a ragionare sostanzialmente secondo i principi logici aristotelici, i quali secondo me rispecchiano solo la fase mentale successiva a quella primitiva, quando il significato si era inevitabilmente specializzato: di conseguenza duriamo fatica ad accettare e comprendere che, nella mente dell' homo loquens, una palla equivaleva concettualmente ad una massa informe, che un cerchio condivideva la sua natura con quella di un cilindro, di una sfera o anche di un monte, e che una valle rimandava anch'essa alla medesima idea generale di fondo. A conferma di ciò si incontrano in toponomastica monti e valli designate col nome Cerchio e suoi derivati. Inoltre non riflettiamo ancora abbastanza sul fatto che " (...) In tutta l'epoca moderna , quasi ogni progresso nella scienza, nella logica o nella filosofia, si è dovuto compiere sotto forma di opposizione alle teorie di Aristotele" (i).
Il gioco della vota si praticava soprattutto nel periodo natalizio che era caratterizzato, presso i popoli antichi, da feste solstiziali in onore del Sole che, in quel momento dell'anno, inverte la sua rotta nel cielo tornando a promettere calore e vita ai miseri mortali: non è affatto da escludere, quindi, che dietro il gioco della vota si celi un'allusione anche al rigirarsi del Sole (cfr. ted. Sonnen-wende ' voltata del sole, solstizio').
Durante queste festività era permesso dalle autorità il gioco d'azzardo e così la ruota della Fortuna poteva girare liberamente. Si noti anche che a Roma la festa della Fors Fortuna si celebrava il 24 giugno, data che in età repubblicana coincideva col solstizio estivo, come ci conferma Plinio (2).
Concludendo, credo torni utile far notare, in base a quanto ho detto, che l'it. volta (dial. vota) non deve necessariamente rinviare ad un supposto *volvita (dal lat. volvere 'girare') come pensano i linguisti, ma ad una volta o bolta, varianti di toscano balta 'ribaltamento, rovesciamento' e di it. ri-balta, i quali non debbono a loro volta fare salti mortali per dimostrare la propria origine, come invece sostiene il Devoto (3) che considera balta un incrocio di balza e volta. Queste voci secondo me fanno tutte parte ab ovo della grande famiglia testè individuata di ted. Walze 'cilindro, rullo', dan. bolt 'palla', lat. balteum 'cintura', voci leccesi vàveze e pallùtte, le quali, oltre a presentare una somiglianza innegabile se si pensa alla forma originaria di vàveze ( balte -um), mostrano un gioco d'alternanza vocalica simile a quello di parole semitiche).




(1) Cfr. Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Ed. Club del Libro su licenza della Longanesi, 1982, p. 209.
(2) Cfr. Alfredo Cattabiani, Calendario, Mondadori S.p.A., Milano, 2004, p. 238.
(3) Cfr. Giacomo Devoto, Dizionario etimologico, Ed. CDE S.p.A., Milano, 1984.

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